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LE NOSTRE UVE

Le uve utilizzate per produrre i nostri vini -le uniche delle quali possiamo garantire in modo assoluto qualità, sanità e provenienza- sono soltanto quelle vendemmiate nei nostri terreni. Nei nostri vigneti si coltivano uve rosse di sei varietà: Groppello, the indigenous grape, Barbera Sangiovese and Marzemino since centuries on the territory, Rebo, a crossing that we planted first in 1992 and Merlot, a grape we love. Abbiamo quattro ettari di vigneto, tutti in Comune di San Felice del Benaco nella campagna di Portese, dove sono oggi piantati 15.451 ceppi di vite. Questo il vigneto con le varietà in percentuale: 

Groppello

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Barbera

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Sangiovese

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Marzemino

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Rebo

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Merlot

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varietà

Groppello

Barbera 

Rebo

Sangiovese

Merlot

Marzemino

totale

n° ceppi

4904

3434 

2922

1944

1472

775

15451

% del vigneto

32

22 

19

12

10

5

100

ETÀ E VARIETÀ

Oggi, nel 2020, l’età dei vigneti è la seguente: 28 anni 22%, 23 anni 19 %, 20 anni 9 %, 17 anni 19 %, 14 anni 16 %, 7 anni 15%.


Nei trent’anni passati non abbiamo mai acquisito un solo grappolo d’uva proveniente da vigneti altrui, cosa che intendiamo continuare a fare. Assumiamo qui l’impegno a dichiarare nella nostra sede di vendita e su questo sito qualsiasi scelta diversa da quanto sopra scritto.

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RETE ANTI-GRANDINE

Nella nostra regione sono abbastanza frequenti temporali estivi con grandinate che possono danneggiare l’uva in vigna, spingendo il viticoltore a correre ai ripari acquistando prodotto sostitutivo. La nostra risposta a questo rischio è stata ben diversa.

Oggi il 100 % del nostro vigneto

è protetto da rete antigrandine

con il sistema verticale non ombreggiante “a grembiule” indicato per l’uva da vino di qualità. La rete antigrandine in molte occasioni ci ha protetto da piccoli o grandi danni qualitativi, consentendoci negli anni di portare in cantina uve perfettamente integre.

QUALITÀ DELLA MATERIA PRIMA

Il primo requisito che chiediamo alle nostre uve è un requisito qualitativo: vogliamo che al momento della vendemmia esse abbiano conseguito quel grado di maturazione che le rende atte a produrre grandi vini.

A questo scopo concorrono molti fattori ma vogliamo qui sottolinearne i più rilevanti: due scelte di fondo (densità di impianto elevate e inerbimento dei vigneti) e una scelta che si compie annualmente nel vigneto (il diradamento dei grappoli).

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Densità di impianto

I nostri vigneti sono stati tutti piantati con fittezze comprese tra le 5000 (primi impianti del 1991 – 1992) e le 6500 piante ad ettaro (ultimi impianti del 2000, 2003 e 2006 e 2013). Questo ci consente di produrre poco per ogni ceppo e questa, è risaputo, è la prima regola della qualità.

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Inerbimento

L’inerbimento è una scelta agronomica compiuta anni fa che si conferma vincente rispetto alle caratteristiche dei nostri terreni e del nostro clima. Si tratta di lasciar sviluppare l’erba che spontaneamente cresce nel vigneto, curandola in modo da garantirne l’equilibrato sviluppo e la costante presenza durante tutta la stagione. 

Soprattutto nelle annate piovose i terreni inerbiti garantiscono uve più sane e anticipo nelle maturazioni, come conseguenza di un miglior equilibrio vegeto-produttivo della pianta: minore vigoria, minore produttività, minore compattezza dei grappoli, aumento dello spessore e del tenore in polifenoli delle bucce. 

Ma l’inerbimento migliora anche la struttura del terreno (a favore dell’esplorabilità da parte delle radici), la vita nel terreno (maggiore quantità di sostanza organica significa più microrganismi, più fauna terricola per un miglior equilibrio naturale) e anche la biodiversità fuori dal suolo (presenza di insetti e acari utili).

Diradamento delle uve

Infine il diradamento dei grappoli (da qualcuno chiamato “vendemmia verde”), operazione determinante per la qualità della materia prima/uva: ogni anno al momento dell’invaiatura (il cambio di colore degli acini, tra fine luglio e inizio agosto) percorriamo tutti i filari, osserviamo con pazienza ogni ceppo e selezioniamo i grappoli che possono rimanere a maturare perfettamente sulla pianta, alleggerita di quelli in eccesso. E’ una scelta di rinuncia quantitativa che sempre giova alla qualità delle uve rimaste in vigna, ma che in certi anni di grande fertilità diventa a dir poco decisiva.

INTEGRITÀ DELLE UVE

Il secondo requisito, quello della sanità, è strettamente connesso al primo, la qualità. Se le uve si mantengono sane anche in annate difficili intorno al tempo della vendemmia, il viticoltore non deve ricorrere a forzate raccolte precoci e può attendere la perfetta maturazione. 


Generalmente vigneti impostati su scelte di bassa produttività per ceppo producono uve dalla buccia più dura e resistente alle patologie, uve che saranno mediamente più sane nel periodo più problematico che è quello delle ultime settimane di maturazione.


Ma quando parliamo di sanità non alludiamo soltanto all’integrità dell’uva al momento di trasformarla in vino. Ci riferiamo anche al suo essere il risultato della gestione agronomica di un terreno e delle modalità di nutrimento e di protezione dalle malattie applicate ai vigneti da cui proviene. 
La sanità dell’uva diventa così la più importante garanzia che come viticoltori possiamo dare a chi consuma il prodotto della fermentazione di quell’uva.

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Anche dagli insetti dannosi ci difendiamo utilizzando estratti di piante, come ad esempio il Piretro, e solo dopo specifici controlli di campo per verificare l’effettiva necessità dell’intervento.

Anni di esperienza, comprese annate con condizioni climatiche molto favorevoli allo sviluppo delle malattie, ci hanno dimostrato che produrre uva estremamente qualitativa e sana senza far uso di alcuna sostanza di sintesi chimica è dunque possibile. 

BIOLOGICO

 

Non abbiamo mai diserbato chimicamente. 

Quella striscia gialla di erba bruciata dalla chimica visibile a volte sotto i filari mi ha da sempre fatto pensare: mai nei nostri vigneti. L’erba del sottofila viene semplicemente tagliata, quando necessario.

Utilizziamo soltanto concimi

di origine animale e vegetale,

nella misura sufficiente a conservare inalterata negli anni la fertilità dei nostri terreni; un terreno vivo è infatti il luogo migliore dove far crescere le radici delle nostre piante.

La difesa dalle malattie crittogamiche

avviene utilizzando prodotti di origine naturale, in primo luogo il Rame e lo Zolfo, 

che da oltre un secolo proteggono i vigneti europei dalla Peronospora e dall’Oidio. Non utilizziamo prodotti di sintesi chimica che per agire penetrano nella pianta; il Rame e lo Zolfo sono prodotti “di copertura”, agiscono depositandosi sulle foglie e sui grappoli e la loro protezione è valida per qualche giorno finché una pioggia non li dilava.